"da Ruggiero" Ristorante alla Fiera, in Verona, atmosfera stantia anni '60, piatti da "pesce morto", le pietanze gustate non valgono i prezzi indicati nel menù, sopravvalutato.
Pallida cena, gusto nebbioso ed incolore, come la nebbia al di là della vetrata, "da Ruggiero", è dove sta dal 1958, me lo dice Paolo di cui sono ospite stasera, il 7 di dicembre, è il suo compleanno, brindiamo alla "rinascita", i camerieri sono un po' impacciati, giovani,di stage, portano il menù e la carta dei vini, decidiamo per un Prosecco, il meglio della lista, non ricordo la marca, solo il prezzo, €20, buono, gusto morbido, le bollicine non bruciano, non c'è l'acidità caratteristica del prosecco scadente, come bottiglia di accompagnamento al pasto, ci siamo, ma non l'ho ancora bevuto, arriva prima l'acqua, acqua naturale, mi raccomando a temperatura ambiente, la cameriera arriva con l'acqua in bottiglia di vetro, bene, ma ha già svitato il tappo e sta per portarselo via, prego lascia il tappo qui, e la bottiglia va portata con il tappo integro, cominciamo non bene, sono i particolari a fare la qualità, dopo un po' arriva il cameriere con la bottiglia di Prosecco, non ho toccato l'acqua, non porta bene iniziare la cena "rituale" con l'acqua, il primo sorso deve essere un brindisi, il cameriere stappa la bottiglia, versa nei bicchieri, la poggia sul tavolo e va via, dopo un po' arriva un altro cameriere con un secchiello nel quale immerge la bottiglia, l'hai capito che a lasciarla fuori diventa calda, ed il prosecco caldo è come il tè verde con le bollicine, brindiamo, per cent'anni, Paolo, cominciamo con gli antipasti, siamo intenzionati a tre portate, minimo, l'occasione vuole abbondanza, vediamo cosa ci portano, è la prima volta che mettiamo piede in questo locale, l'atmosfera è sullo squallidino, si respira proprio l'aria dei primi anni '60, da vecchio locale ormai, un'aria vintage, leggermente melanconica come quella dei mercatini di modernariato, sedie verniciate di bianco, luce da bianca da obitorio, due acquari come bare liquide, vi si muovono dinoccolati granchi "fellone", fanno tristezza nella bonomia ostentata dell'andatura, un crostaceo come i culturisti senza forza dai muscoli gonfiati, ci accoglie una signora avanti con gli anni, i camerieri sono giovani dall'aria spaesata, che ci faccio io qui, sembrano dirti con occhioni spalancati, ordino un antipasto tiepido, seppie, calamari e tentacoli di polipetto, mi viene servito in un piatto a ciotola, non emanano un buon odore i pezzi bianchicci, sono bolliti, tiepidi appunto, sconditi, con una sottile fetta d'arancia messa di fianco alla massa molle, molle, cosa ti aspettavi, proprio per questo si chiamano molluschi, ne porto un pezzo alla bocca e mi sovvengono i versetti dell'Apocalisse, se sei tiepido ti vomiterò dalla mia bocca, è un piatto scivoloso da mensa d'ospedale, asettico da massaggiarsi le gengive, chiamo il cameriere e gli dico di portarmi un limone, arriva veloce, lo spremo sul molluscame, non il cameriere, il limone, aggiungo l'olio e mescolo, una macinata di pepe, ora sì, diventa mangiabile, come si fa a mangiare senza limone il polipo bollito, il molluscame, io ho il palato partenopeo, napoletano, campano, il polipo o meglio il polpo è nel piatto dei napoletani da sempre, una pietanza territoriale tipica, consolidata, affermata, apprezzata senza riserve, un cibo "da strada", a Porta Capuana, una delle porte di Napoli, ci sono ancora i venditori di brodo e' purpo, in enormi calderoni fumanti vengono calati i bicchieri che riemergono colmi di liquido rossastro in cui è immerso un pezzo di tentacolo do' purpo verace, quello di scoglio con doppia fila di ventose, macinata di pepe ed al primo sorso si sente un bruciante sapore salmastro, corroborante nelle gelide serate d'inverno, per il passante che non ha né tempo né soldi per la cena, evidentemente in questo locale non hanno idea di come si mangia o' purpo, neppure nella versione più semplice, il polpo all'insalata, come questo, che richiede abbondatissimo limone, sale e pepe nero, anzi il tocco da maestro è aggiungere scorza di limone tritata finissima e prezzemolo tritato finissimo, in questa marinata va lasciato almeno una mezz'oretta al fresco, al momento di servire si aggiunge altro succo di limone ed olio d'oliva dal gusto intenso, solo così il polpo diventa una delizia per il palato e l'olfatto si sazia di profumo di agrumi, di olivo, di mare, tutto questo è assente nel piatto che ho dinanzi, da restituire in cucina, ma non lo faccio, la serata è particolare, non si possono creare situazioni spiacevoli, l'antipasto non lascia presagire che la situazione culinaria migliori, infatti lo stesso squallore si ripete col piatto di linguine all'astice ( €18,00), sono linguine all'uovo, all'uovo!!?, ammassate, aggomitolate compatte, non scorrono, sono appiccicate con una cremina collosa, il povero astice fatto a pezzi contorna l'ammasso e dal carapace si stacca stopposo, anche questo piatto non emana alcun profumo, asettico, linguine all'astice da mensa ospedaliera, sterilizzate dall'igienista, l'apoteosi dell'assenza di sapore e odore si raggiunge con la grigliata di crostacei (€38,00), questi sono convinti di servire piatti di pesce, evidentemente non sanno cosa è, non sono mai stati in un posto di mare, lì quando si prepara un piatto a base di pesce si porta nel piatto insieme al pesce anche il mare, questo è stato il grande assente, non si è sentito il sapore del mare, piatti di pesce con lo stesso sapore dei bastoncini di pesce Findus. Senza battere ciglio si è saldato il conto, €148,00 ( Paoluccio ha preso linguine all'astice, una frittura e tre capesante come antipasto, una sola si salvava, le restati, una era tagliuzzata in una cremina che sembrava yogurt, l'altra in una improbabilmente salsetta rossastra), si è dato un convinto addio al posto, bollato con un "mai più", non è da "dente d'oro", buono per vecchie dentiere dal palato morto.
| "Da Ruggiero" Linguine all'astice |
| "da Ruggiero" grigliata di crostacei |
| "da Ruggiero" frittura di pesce |
| "da Ruggiero" antipasto tiepido |
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